Renzi: «Meloni è Lady Tax: va battuta sulle tasse»

Intervista a Matteo Renzi per «Corriere della Sera» del 13-06-2026

di Maria Teresa Meli

Matteo Renzi, giovedì è andato in scena il suo ennesimo scontro con Giorgia Meloni, ma procediamo con ordine: prima c’è stato quello con La Russa. L’ha chiamata «Pinocchietto» perché lei lo ha attaccato per aver partecipato al Consiglio comunale di Milano...

«Non so bene che effetto provoco tra i Fratelli d’Italia. Ma mi fa ridere che il presidente del Senato definisca Pinocchio un senatore. Se La Russa ha letto Collodi forse immagina che lui e Meloni siano il gatto e la volpe anche se fisicamente Ignazio ricorda più Mangiafuoco. In ogni caso dimentica che la storia di Pinocchio finisce bene. Per Pinocchio almeno».

Meloni non ha gradito la sua definizione di «Lady Tax» e ha ricordato gli interventi per ridurre la pressione fiscale.

«Si è dimenticata di citare i provvedimenti con cui ha alzato le imposte, dal rientro dei cervelli alle tasse agricole, dalle accise all’Iva sui prodotti per bambini. Le chiacchiere stanno a zero, ma la pressione fiscale è sopra il 43%. E siccome Giorgia Meloni aveva promesso di mettere in Costituzione un tetto alla pressione fiscale al 40%, ho avuto gioco facile nel definirla Lady Tax. Non è colpa mia se lei ha aumentato la pressione fiscale: noi l’avevamo diminuita».

Però la sinistra propone la patrimoniale.

«Un errore tattico e strategico. Noi siamo fermamente contrari perché parlare di patrimoniale tecnicamente è un autogol. E il fatto che Meloni soffra così tanto l’espressione Lady Tax dovrebbe illuminarci: bisogna andare all’attacco sulla Meloni che aumenta la pressione fiscale, non aumentare le tasse noi. I ricchi pagano tante tasse ed è giusto così ma se ne pagano troppe, i ricchi se ne vanno e perdiamo tutto il gettito».

C’è chi dice che lei abbia collaborato a costruire l’operazione Vannacci in chiave anti Meloni.

«Assurdo. Vannacci è quanto di più lontano da me: lui dice che i gay non sono normali, io ho voluto le unioni civili, solo per dirne una. Non capisco però perché i Fratelli d’Italia siano così ossessionati da me. Mi temono quando parlo in Aula, mi attaccano con fake news sui social, mi dipingono come un mostro sempre pronto a inventarne una. Darei loro un suggerimento in amicizia: più che preoccuparsi di me, dovrebbero essere impauriti da Vannacci».

Secondo lei Meloni lo teme?

«Sì, e nemmeno poco: farà di tutto per elemosinare un accordo con lui. Parliamoci chiaro: se Vannacci va da solo, Meloni perde le elezioni. Ma se Vannacci torna a casa la Meloni perde la dignità, Vannacci perde l’elettorato e Forza Italia perde la credibilità. Perché non si concilia un centro liberale con chi inneggia ai simboli del fascismo, no?».

Un problema nel centrosinistra comunque c’è. E si chiama Ucraina. Veramente crede che si possano conciliare le posizioni vostre e del Pd con quelle del M5S?

«Sull’Ucraina entrambe le coalizioni sono divise. Io ho sempre avuto un atteggiamento chiaro: sì alle sanzioni, sì alle armi, ma sì anche a un inviato speciale dell’Unione europea. L’ho proposto a febbraio 2022 in beata solitudine, ora finalmente pare sia realtà. Intanto Meloni non è stata invitata all’incontro decisivo per chiudere. Peccato. La sua esclusione fa male all’Italia. Come siamo assenti ai mondiali di calcio per incapacità dei giocatori, così siamo assenti ai vertici geopolitici per incapacità della premiera».

Sulla legge elettorale l’opposizione farà barricate, ma sembrate timidi sulla battaglia delle preferenze che potrebbe spaccare la destra.

«Timidi altri, non noi. Noi votiamo per tutti gli emendamenti a favore delle preferenze, chiunque li presenti, dalla destra ai 5Stelle».

Alle primarie lei voterà Schlein o Conte?

«Noi di Italia viva-Casa riformista presenteremo una nostra candidatura alle primarie. E poi vedremo. Il nodo però è vincere le secondarie, cioè le elezioni. E per farlo con questa nuova legge elettorale tutti i partiti porteranno un contributo. Non ci sono più i collegi regalati dai leader della coalizione ma contano i voti. Questa è una buona cosa per chi ha la forza per contarsi. Noi siamo tra quelli che fanno l’opposizione più dura, siamo interessati a battere la Meloni, non siamo quelli delle polemiche intestine».

Al centro c’è un grande afflusso di aspiranti leader. Ruffini, Spadafora, Onorato. Come vede queste candidature?

«Chiunque ha la forza di prendere i voti e portarli alla casa comune del centrosinistra è il benvenuto. Anche perché finirà sul filo e nessuno può e deve mettere veti. Io vorrei che accanto alle umane ambizioni, del tutto legittime e positive, riuscissimo anche a recuperare la dimensione della speranza. La settimana prossima parteciperò come ospite alla inaugurazione della Library presidenziale di Barack Obama a Chicago e se c’è una cosa che ho imparato dall’ex presidente è che i destini dei singoli vengono sempre e comunque dopo la capacità di suscitare la speranza per un popolo. Oggi la nostra gente vuole unità, un disegno comune e tanta generosità. Questo è ciò che serve, anche al centro. E noi di Casa riformista ci siamo».