Renzi: «Patrimoniale? Solo slogan. Meno tasse ai più poveri»
Intervista a Matteo Renzi per «QN» del 03-06-2026
di Simone Arminio
Senatore, che poi, parliamoci chiaro, la Festa della Repubblica non ha mai entusiasmato gli italiani. Eppure sarebbe la più importante. Lei ha un ricordo familiare o personale che la lega a questa data?
«Tantissimi. Forse il più emozionante è stato festeggiare la Festa della Repubblica tra le truppe di Herat, in Afghanistan, nel 2015. Stare in mezzo alle donne e gli uomini schierati in difesa dei nostri valori e del nostro tricolore fu allora un modo bellissimo per celebrare gli ideali della Repubblica».
Tornando all'oggi, invece: tra qualche giorno ci saranno i ballottaggi. Come legge quest'ultima tornata elettorale?
«La destra ha vinto a Venezia, la sinistra ha vinto nella stragrande maggioranza degli altri comuni. I ballottaggi si giocheranno soprattutto su questioni locali, ma io penso che il centrosinistra possa fare molto bene».
Lei dove sarà?
«A Trani con Antonio Decaro, in sostegno del candidato Marco Galiano in una città in cui Italia Viva da sola ha fatto quasi il 10%. Sul territorio i nostri ci sono e sono decisivi».
Siete stati stabilmente nel Campo Largo. Azione, invece, ha rivendicato il terzopolismo. Due scommesse opposte...
«Tra un anno il giudizio sarà semplice: dopo cinque anni di Meloni, state meglio o peggio di prima?».
Risponda lei.
«Io vedo peggiorare soprattutto la sicurezza, gli stipendi, il potere d'acquisto».
Il compito del centrosinistra, in questo scenario?
«Essere credibile, soprattutto sulla legalità. La maggioranza degli italiani è meno sicura e Meloni è responsabile di questo flop: non può lavarsene le mani dando la colpa sempre agli altri».
Dunque, tornando alle coalizioni, tertium non datur: qui o là.
«O si sta con la Meloni a destra o si sta con noi a sinistra: nel mezzo, piaccia o non piaccia, non c'è spazio. La politica si fa in Parlamento, non su Twitter».
Nel frattempo però Schlein è tornata a parlare di patrimoniale, che non è esattamente un tema inclusivo, non le pare?
«La patrimoniale è uno slogan che funziona bene sui social ma non funziona nella realtà. Se l'Italia aumenta le tasse ai ricchi, i ricchi se ne vanno dall'Italia. E così abbiamo meno gettito per la sanità, per la scuola, per la sicurezza. Dunque è uno slogan che funziona a parole ma nella sostanza è un autogol».
E il gol, come si fa?
«Il vero obiettivo è far pagare meno ai poveri, non di più ai ricchi. Per farlo serve che i ricchi restino in Italia, non che fuggano. Non facciamoci del male: la Meloni ha aumentato la pressione fiscale, noi l'abbiamo diminuita. Sarebbe assurdo adesso dare alla destra la patente di quelli che combattono le tasse, continuando un dibattito sbagliato sulla patrimoniale».
Legge elettorale: si farà?
«La faranno perché hanno paura di perdere. E trovo assurdo che mentre aumentano le bollette e lo scontrino al supermercato la politica discuta di collegi e sistemi elettorali».
Diamo per buono che si farà, dunque. Cosa propone l'opposizione per correggerla?
«Due cose: mettere le preferenze; far votare i giovani fuori sede».
Sembra invece tramontato il premierato. Pericolo scampato o un'opportunità persa?
«È il solito film. Meloni ha chiacchierato di tutto ma non ha fatto nessuna riforma. Nel frattempo i giovani se ne vanno dall'Italia e gli anziani rinunciano a curarsi. Discutiamo di questo anziché di riforme che non ci saranno».
Il Colle. A lei non si lesinano critiche, ma che la prima elezione di Mattarella fu frutto del suo senso tattico è un dato. Fosse lei a guidare i giochi, stavolta cosa farebbe?
«Ho costruito una maggioranza su Mattarella nel 2015 e ho evitato di far eleggere la capo dei servizi segreti nel 2022. Quando arriverà il momento daremo una mano».
Suvvia, un'anticipazione.
«Questo dibattito è prematuro. Abbiamo un signor presidente, straordinario. Si chiama Sergio Mattarella. Godiamocelo fino al 2029. Poi a tempo debito faremo di tutto per evitare un presidente sovranista».