Renzi: "Quesiti ideologici sul lavoro senza le forze di centro si perde".

Intervista a Matteo Renzi per «La Repubblica» del 10-06-2025

di Gabriella Cerami

 

Matteo Renzi, lei e i suoi 5 no: si sente il vincitore di questa tornata referendaria?

«No, io ormai sono pacificato. Il referendum della Cgil è stato un errore politico, una scelta ideologica e il quorum era una missione impossibile, lo sapevamo tutti. L'errore politico e culturale che ha fatto la Cgil è stato quello di voler regolare i conti con il passato. Hanno fatto un referendum sul mio governo di dieci anni fa ma il problema è il governo Meloni oggi».

Anche lei è stato sconfitto al referendum sulla sua riforma costituzionale, forse è il momento di rivedere questo strumento?

«Non credo che il problema sia lo strumento referendario, ma il messaggio politico. Vinciamo se incalziamo Meloni sulla sicurezza, sulle tasse, sugli stipendi, sulla sanità. Perdiamo se parliamo di ideologie e passato. Di referendum contro di me ormai ne abbiamo fatti fin troppo. Proviamo ora a voltare pagina e ripartire dai contenuti valorizzando quello che c'è di buono».

Cosa?

«I numeri dicono che si può costruire un'alternativa al governo Meloni del 2025 e non al governo Renzi del 2015».

Quindi è d'accordo con la segretaria del Pd Elly Schlein quando dice che i 14 milioni di votanti sono più di quelli che hanno scelto Meloni nel 2022 e che bisogna ripartire da loro?

«Per me quelli che possiamo definire "anti-Meloni" sono ancora di più. Tra gli astenuti c'è un sacco di gente che non ne può più dell'incapacità della premier, di Salvini e Lollobrigida. Fuori dal recinto referendario ci sono più di 14 milioni di persone che però aspettano proposte concrete e non ideologiche».

Come fare a darle se siete divisi su molte questioni?

«C'è un doppio cerchio. Ci sono Pd, MSS e Avs, che spesso sulle posizioni chiave hanno un'idea di sinistra dura, come sul Jobs act o su Gaza. E poi ci siamo noi, i riformisti. E senza di noi non si vince».

Come potranno convivere questi due cerchi?

«Pd, MSS e Avs sono necessari ma non bastano. Senza un'ala blairiana la sinistra non vince: cacciare i riformisti dalla coalizione e chiudersi nell'ideologia fa perdere. Lo abbiamo visto con Corbyn e Melenchon che perdono mentre Starmer e Macron vincono. Senza un nucleo riformista si perde».

Il veto di MSS su Italia Viva non sembra però essere caduto e la battaglia contro il Jobs act è andata tutta in questa direzione.

«Silvia Salis ha presentato ieri la sua giunta di centrosinistra che governerà Genova per i prossimi anni e questo perché sono caduti i veti su Italia Viva. Senza i veti su di noi sei mesi fa anche Andrea Orlando avrebbe vinto le regionali. Il modello ligure fa capire meglio di tutti che i veti fanno perdere, i voti fanno vincere».

Questo a livello locale. Ma per Giuseppe Conte, soprattutto, un'alleanza sul piano nazionale è impossibile. Cosa risponde?

«Se non ci mettiamo insieme, per cinque anni vince la Meloni. E questo non se lo può permettere nessun dirigente del centrosinistra. Sa perché? Perché non se lo può permettere il Paese. La sfida non è Conte sì, Conte no. La sfida è trovare dei contenuti credibili su cui fare un accordo di programma vero. Se rivincono loro, eleggono il Presidente della Repubblica nel 2029: sarebbe un disastro per l'Italia. Io non sarò complice di questo sfacelo».

Il centrodestra parla però di spallata fallita e Ignazio La Russa dice che il campo largo è morto.

«Un tempo Meloni godeva per i voti che prendeva, ora gode solo se la gente non va a votare. È il segno di una involuzione profonda. La nostra premier si è presa i pieni poteri: pensi a Paragon, al golden power, al decreto sicurezza. Questo Paese è più insicuro di dieci anni fa: non c'è giorno che non voli qualche coltellata. Questo Paese è più povero di dieci anni fa: gli stipendi sono più bassi. Però aumentano gli sbarchi, aumenta il costo della vita, aumenta la pressione fiscale».

Sta proponendo al centrosinistra di iniziare a ragionare su un programma di governo?

«Se il centrosinistra la smette di litigare sul passato, mandiamo a casa Meloni e tutti i suoi camerati di merende. Non capisco cosa stiamo aspettando».