Renzi: «Se a sinistra non prevale Tafazzi, fermeremo Meloni al Quirinale.»
Intervista a Matteo Renzi per «Il Foglio» del 1-07-2026
di Carmelo Caruso
È Renzi il caldo, l'insopportabile, di Meloni. Parla al Foglio l'ex premier, il leader di Italia Viva. Meloni al Quirinale?
«Lei vuole andare al Colle, io mandarla a casa. È più presentabile di Urso, ma rispetto a Urso lo è anche il mostro di Loch Ness.»
Alfredo Mantovano?
«Un analfabeta istituzionale. Pensavamo fosse un Gianni Letta ma era un camerata come tanti. È inadatto. Ha utilizzato i Servizi e mosso la guerra al ministro della Difesa. Toccherà a noi ricucire e riportare ordine e decenza.»
Fitto al Colle?
«È scomparso. Direi zero tituli. Al momento siamo al buio Fitto.»
Vannacci?
«Se va con Meloni perde la faccia, ma se Meloni non va con lui sarà lei a perdere le elezioni.»
Il blocco unico di Francesco Boccia, il blocco Pd-M5s-Avs?
«Serenità. Il blocco va benissimo. Ma solo con quel blocco la sinistra non vince neppure con il sorteggio. Per questo serve una proposta riformista nell'alleanza di centro-sinistra. Insomma, c'è chi sogna il blocco unico e chi vuole bloccare Vannacci, altrimenti al posto di Meloni avremo Vannacci al Colle. Dopo di che, io non cerco i voti di Pd e M5s. Le dico una cosa. Non ci sono seggi blindati. E non mi candiderò nel premio di maggioranza. Correrò nel proporzionale. Non cambio le mie idee, non voglio i voti degli altri, io ho i miei voti e i miei principi: c'è chi è No Tav, io no Tax, c'è chi è Pro Pal, ma io sono Pro Pil. Ai riformisti che hanno queste idee e vogliono votare centro sinistra dico: c'è Casa Riformista.»
Caro Renzi, se Meloni va al Quirinale lei salirà in montagna con Elly Schlein e Giuseppe Conte o si riparerà all'estero con Obama?
«Lo avevo anticipato da mesi ma ora è chiaro. Meloni vuole prendersi tutto, ha scoperto le sue carte. Meloni punta al Colle, ma chi troppo vuole nulla stringe e il troppo stroppia. Se a sinistra non prevale la corrente Tafazzi, impediremo a Meloni di prendersi anche la presidenza della Repubblica.»
Siete Tafazzi?
«Esiste una corrente Tafazzi.»
Dietro ogni profezia ultima c'è sempre Renzi, Renzi il Kraken, Renzi l'aruspice... Le riporto alcune frasi. Dice Renzi: Meloni vuole il Colle, Vannacci farà male a Meloni... Come si racconta: è lei il consigliere di Vannacci?
«Sgomberiamo subito il campo. Io mi sono limitato a leggere la realtà. C'è una domanda di destra radicale in Italia, come c'è in Europa, e Vannacci l'ha semplicemente interpretata. Io ho solo letto i fatti per primo.»
Le ripeto: è lei il consigliere di Vannacci?
«Le ripeto anche io. Faccio solo politica: metto insieme i fatti e non ci vuole molto a capire. Meloni cerca di compattare i suoi. Non sa cosa fare con Vannacci. In questi quattro anni, Meloni ha sempre tirato calci di rigore, ma adesso, con Vannacci, la partita non è più nelle sue mani. Per la prima volta Meloni deve parare.»
È vero che la sinistra usa Vannacci per colpire Meloni, è vero che state gonfiando i suoi sondaggi per dimenticare che non avete ancora una coalizione e che una parte della sinistra non la invita al tavolo?
«Vannacci ha i sondaggi che crescono, non mi meraviglierei se raggiungesse il dieci per cento. Può scegliere. Può accontentarsi di fare il vice di Meloni oggi o fare il leader della destra fra cinque anni. Guardiamo alla Gran Bretagna: Meloni è come Sunak e Vannacci come Farage. Dopodiché, alla sinistra servirebbe uno Starmer, ma che sia capace di durare cinque anni.»
Parliamo con Renzi sotto la canicola di Roma. Gli chiedo quale sarebbe lo scandalo se Meloni andasse al Colle. Sarebbe eversivo? Renzi replica immediatamente:
«Nessuno ha mai detto che sia eversivo. Meloni, sia chiaro, ha un disegno legittimo, nessun tentativo eversivo. Vuole modificare l'impianto, la consuetudine costituzionale. Immagina un presidente della Repubblica che governa. La verità è che non le basta Chigi. I poteri del presidente, come scrivono i manuali di diritto costituzionale, sono a fisarmonica: si allargano o restringono a seconda della contingenza. La mia opinione è che è meglio avere un arbitro, un garante delle istituzioni. Piuttosto, per il suo disegno, dovrebbe avere il coraggio di proporre l'elezione diretta del capo dello stato. Anche su questo ha cambiato idea? La sfiderei a farlo ma sappiamo bene che non lo farà, perché l'unica riforma che è stata capace di fare in quattro anni è quella della legge elettorale. Meloni non concepisce le istituzioni come strumento per cambiare il paese ma solo per cambiare la propria carriera personale. Le interessano le stanze del Quirinale per portare fratelli, sorelle e congiunti.»
Renzi, sarà La Russa ad andare al Quirinale?
«La Russa è solo uno spauracchio. Meloni vuole Meloni. La premier ha distrutto l'immagine dell'Italia.»
Distrutto?
«Sì, uso la parola distrutto. Di fronte a una crisi mondiale di proporzioni tragiche, Meloni ha fatto da scendiletto a Trump, almeno fino a quando le è stato consentito. Ora recupera l'europeismo solo dopo essere stata abbandonata. No, io non la penso come Azione, che ha acclamato Meloni e che la ritiene eccezionale sulla politica estera, tanto da dire che sarebbe un perfetto ministro degli Esteri nel governo ideale di Calenda. Meloni è brava nelle relazioni personali, ma incapace di avere una politica estera.»
Per Renzi il manifesto di Meloni resta l'immagine di Tajani al Board of Peace:
«Siamo passati da Moro, Andreotti e Craxi al cappellino di Tajani.»
Parliamo delle scorse elezioni. La destra ritiene ancora Renzi l'artefice della riconferma di Mattarella e della bocciatura di Elisabetta Belloni, ex capo dei Servizi, voluta allora da Conte. La nomina di Belloni, ed è storia, saltò. Oggi un altro quirinabile è Mantovano, capo attuale dei Servizi. Gli domando di una sua possibile elezione, e Renzi dice:
«Mantovano è stato una grande delusione per i tanti che si attendevano e che pensavano fosse un Gianni Letta. Quando va alle cerimonie del Dis e attacca l'opposizione dimostra analfabetismo istituzionale. È inadatto a svolgere altri ruoli. Non dimentico che da sottosegretario con delega ai Servizi, negli anni di Kyiv, del 7 ottobre, di Hormuz, Mantovano ha passato il tempo a fare la guerra a Crosetto. Le sembra normale assistere a questo scontro di veline incrociate? Se per qualcuno è normale, ebbene, io ho un altro concetto delle istituzioni, e ne sono fiero.»
A cosa si riferisce?
«Abbiamo assistito a licenziamenti nei Servizi, qualcosa di mai accaduto. Credo che chi verrà dopo dovrà ricucire il tessuto istituzionale del paese, perché le istituzioni sono più durature dei governi e bisogna tenerle lontane da vendette e rappresaglie.»
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