Renzi: «A sinistra basta sedute psicanalitiche. Meloni si salva solo se ci dividiamo»

Intervista a Matteo Renzi per «La Stampa» del 01-06-2026

di Niccolò Carratelli

«A questo punto, Meloni può salvarsi solo se il centrosinistra si spacca», assicura Matteo Renzi, leader di Italia Viva e già presidente del Consiglio.

Però l'esito delle Amministrative, per quanto parziale, ha ridato un po' di ossigeno alla premier, no?

«Il centrosinistra ha vinto ovunque, ma ha perso la sfida più importante, a Venezia. Lì ha vinto Venturini: un moderato, scout, under 40, che è il contrario del melonismo e del vannaccismo. Se la Meloni respira, è perché dal giorno dopo è ripartita la solita seduta psicanalitica di quella sinistra che gode nel fare l'analisi della sconfitta»

Il centrosinistra ha sbagliato qualcosa, in particolare a Venezia?

«Non mi interessa il passato. Il centrosinistra sbaglia oggi, se perde di vista il futuro. Venezia è una bellissima città, ma lì siamo all'opposizione da undici anni, non è un dramma se ne facciamo altri cinque. La destra ha perso Milano, Torino, Bologna, Genova, Roma, Napoli, Udine e fischietta tranquilla. L'inflazione sale, il potere d'acquisto scende, il debito pubblico peggiora, i giovani se ne vanno: vogliamo svegliarci o restiamo imbambolati a rammaricarci per Ca' Farsetti?»

Lei è sempre sicuro che Meloni non riuscirà a tirarsi fuori dalla palude economica in cui ci troviamo?

«Sì. La situazione è difficile. La crisi di Hormuz complicherà ancora la vita delle famiglie e del ceto medio. Dopo quattro anni di governo dove sono le riforme? Abbiamo un problema sicurezza e la Meloni spreca i soldi per il centro migranti in Albania. I giovani se ne vanno e Giorgetti peggiora la legge sul rientro dei cervelli, anziché approvare la nostra Start Tax. Migliorano le statistiche sul lavoro solo perché con la Fornero si va in pensione più tardi e aumentano i lavoratori over 50, ma ai ragazzi rimangono stage e stipendi da fame»

Però lei non crede alle elezioni anticipate in autunno.

«Conosco Giorgia Meloni da vent'anni. Penso che abbia fallito come premier, ma so che non è una masochista. Non va a votare a ottobre 2026, perché sa che quello è il momento peggiore per lei. Meloni ha fallito su politica estera, sicurezza e stipendi, ma non è così miope da accelerare la sconfitta. E non è così coraggiosa da rischiare tutto»

Sia Conte che Schlein dicono che andranno al governo solo se vincono le elezioni con la coalizione di centrosinistra. Prende lo stesso impegno?

«Certamente sì. Ormai è chiaro che la nuova legge elettorale si farà. Dunque, governerà chi avrà un voto in più, niente accordi tecnici posticci. Io contesto a Meloni il fatto di voler fare una legge elettorale solo adesso e solo perché ha paura di perdere, ma guardo il bicchiere mezzo pieno: il pareggio non è più un'opzione. Dunque, bene che tutto il centrosinistra prenda un impegno per un governo di legislatura. Manca però un passaggio: servono le primarie»

Non c'è alternativa per scegliere il candidato premier?

«Solo così si vincolano tutti al rispetto della leadership e a un accordo serio sul programma. Le primarie sono una festa di democrazia, non un problema. Lei immagini cosa potrebbe accadere nei prossimi mesi: Meloni chiusa nel palazzo a trattare tra Vannacci e Marina Berlusconi, noi in mezzo a milioni di persone nelle piazze, nei gazebo, nei circoli. Sarebbe fantastico»

A proposito di legge elettorale, condivide la scelta di chiudere al confronto con la maggioranza e non provare a modificarla?

«Sì, per me questa legge è inemendabile, frutto di un atto di arroganza. È il Melonellum, la legge di Giorgia, fatta per la paura di perdere. L'atteggiamento della destra mi suona ipocrita, hanno scelto di presentare un pacchetto chiuso e non vedo margini di miglioramento. Mi auguro che il centrosinistra in Parlamento tenga una linea unitaria»

Conte dice che vuole solo alleati affidabili. Pare che ancora non si fidi di lei.

«Comprensibile. Dentro il Movimento 5 stelle c'è un dibattito, come è normale che sia, visto che il passato ci divide dal "nostro" Draghi ai loro decreti sicurezza. Ma è lo stesso clima che c'è tra i nostri sostenitori rispetto all'alleanza con loro. In questi casi gli aspetti personali non contano: faccio politica e so che il centrosinistra unito vince, il centrosinistra diviso perde. La matematica ha le sue regole. Chi divide oggi il centrosinistra regala il Quirinale a Meloni e ai sovranisti: io non accetterò mai di essere complice di questa follia»

Certo, se poi metà degli elettori 5 stelle non vota per il candidato unitario del Pd, come accaduto a Venezia, c'è un problema, no?

«È un tema difficile. È giusto che ciascuna forza politica valorizzi i propri temi. Ma i valori di fondo devono essere condivisi e soprattutto chi esce vincitore dalle primarie deve essere sostenuto da tutti. Su questo non si può transigere»

Ieri Schlein ha aperto all'ipotesi di una patrimoniale, che Fratoianni e Bonelli vorrebbero nel vostro programma di governo. Che ne pensa?

«Lo ritengo un errore tattico e strategico. Tattico perché la Meloni ha alzato la pressione fiscale e su questo andrebbe incalzata. Invece, con la patrimoniale regaliamo l'argomento "meno tasse" alla destra che le ha aumentate: è un autogol. Ma c'è un elemento anche strategico. Io voglio che i miliardari paghino più tasse qui, in Italia. Se diciamo che vogliamo la patrimoniale, i miliardari se ne vanno: il solo annuncio della patrimoniale riduce il gettito e abbiamo meno soldi per la sanità, la scuola, la sicurezza. Io sono affezionato alla socialdemocrazia svedese, con Olof Palme che diceva: "Noi democratici non siamo contro la ricchezza. Siamo contro la povertà"»

Altro tema divisivo: il ritorno al nucleare.

«Noi siamo convinti che la vera sfida sia un mix energetico, in cui dobbiamo sbloccare le rinnovabili e investirci molto, lavorare tanto sul gas e mettere da parte l'ideologia. Se il mondo investe sull'intelligenza artificiale, e lo ha spiegato benissimo Papa Leone, esiste una priorità che è quella energetica. E non è tra dieci anni, quando sarà pronto il nucleare, ma è domattina. Ci salverà solo la tecnologia, non l'ideologia. L'innovazione, non il conservatorismo. E su questo la destra ha messo in campo il più incapace di tutti, Adolfo Urso. Noi faremo meglio, anche perché peggio di Urso nemmeno se ci impegnassimo»