Renzi: «Sulla prevenzione un fallimento totale. Reprimere non è un tabù»
Intervista a Matteo Renzi per «La Repubblica» del 22-10-2026
di Francesco Bei
I saccheggi di Milano, che hanno portato il governo al varo dell'ennesimo provvedimento sulla sicurezza, fanno partire Matteo Renzi in contropiede: «Giorgia Meloni e Matteo Piantedosi sono davanti al fallimento più grande della loro esperienza di governo: hanno fallito anche sulla sicurezza non solo sull'economia».
Il centrosinistra critica il decreto, ma qual è la lettura di quello che è successo e quale la soluzione?
«Attenzione, siamo di fronte a un passaggio decisivo per la vita del Paese ma anche per le elezioni, il centrosinistra non deve fare l'errore di apparire timido o incerto. Serve una condanna senza titubanze di tutte le forme di violenza e di teppismo che hanno lasciato il Paese sbigottito. Non ci devono essere dubbi sul fatto che noi siamo dalla parte della legge e dell'ordine»
Ma così non fate il gioco del centrodestra, non rischiate di rincorrerli sul loro stesso terreno?
«È proprio il contrario. Quando sei al nono decreto sicurezza e ti sei fatto sfuggire il controllo delle città per colpa dei maranza, è chiaro a tutti che hai fallito. Io non ho paura di usare la parola "repressione" ma trovo allucinante che non ci stata alcuna prevenzione. In questi anni i Servizi segreti hanno avuto un incredibile aumento di budget, sono andati a spiare con Paragon le utenze intestate ai giornalisti, persino ai sacerdoti che lavorano con le ong nel Mediterraneo e si sono persi i maranza? E nessuno che ha il coraggio di dire che la stessa cosa – ancora più grave – è accaduta con il jihadista di Modena?»
Il centrodestra vi accusa di giustificare i violenti con spiegazioni sociologiche. Come risponde?
«La destra cavalca i fatti di Milano per prendere consenso ma è il colmo: sono loro al governo! Ci hanno raccontato che nel centrosinistra c'erano i buonisti, ma la verità è che dall'altra parte ci sono degli incapaci. L'atteggiamento "sociologico" io lo capisco, ma alla fine oscura il fallimento di un governo che non riesce a mantenere l'ordine pubblico e porta gli agenti a essere picchiati in piazza. Prima di dividerci tra chi chiede legge e ordine e quelli che invitano a capire i ragazzi, dobbiamo chiedere chiarezza al governo»
Cosa direbbe ai cittadini?
«Una sola domanda: se al posto di Piantedosi ci fosse stato uno come Vincenzo De Luca al ministero dell'Interno, vi sentireste più o meno tranquilli?»
Anche Mattarella ha invitato a leggere bene il malessere di questa generazione. Non è l'approccio giusto?
«È evidente che c'è una grande questione educativa. C'è un tema culturale, come giustamente fa notare Mattarella, accanto a quello repressivo. Sono seconde generazioni che abbiamo perso, la sinistra deve fare una riflessione su come andare alla radice di quanto abbiamo visto»
Cosa imputa al governo?
«Pensate se quello che è successo a Milano fosse accaduto con un governo di centrosinistra, cosa avrebbero fatto Salvini e Meloni? Avrebbero chiesto le dimissioni di tutti. Qui invece siamo all'assurdo che c'è una presidente del Consiglio che rovescia la colpa sull'opposizione e un ministro dell'Interno che parla di sinistra radical-chic. Si ricordi il prefetto Piantedosi che il suo compito è quello di garantire l'ordine pubblico, non di attaccare il centrosinistra»
Qualcuno, a partire dal ministro Crosetto, sospetta manipolazioni e strumentalizzazioni da parte di entità straniere. La convince?
«No, per me non c'entrano le infiltrazioni russe. Sono i maranza non i russanza»
Il decreto sicurezza l'ha letto?
«Sì, ed è una barzelletta, abbiamo a che fare con una influencer che si preoccupa solo di fare le cose che possono suscitare i like della gente sui social. Le norme ci sono già, è che non vengono applicate. Servono 500 uomini in più a Milano? Lasciate stare l'esercito, piuttosto richiamate i carabinieri e i poliziotti dall'Albania»
Nel governo si pensa a una stretta sui social per i minorenni. È una strada possibile?
«Non serve a niente bloccare TikTok. Il problema sarebbe Telegram? Ma paradossalmente meno male che c'è Telegram, in un paese civile lo buchi con i Servizi segreti e capisci cosa stanno facendo. Come hanno fatto dei ragazzini a organizzarsi e nessuno se ne è accorto?»
In contemporanea il Sud è bloccato per la protesta degli autotrasportatori, vede un pericolo sulla tenuta sociale del Paese?
«Sulla questione sociale sta venendo giù tutto, la gente non ce la fa più. Se dopo quattro anni gli stipendi sono più bassi, ci sono più poveri, c'è un paese in ginocchio e c'è meno sicurezza, la colpa non è del destino ma di un governo incapace che non è nelle condizioni di garantire il potere d'acquisto e una vita normale a gran parte del ceto medio»
Il ministro Salvini ha promesso 430 milioni di euro per gli autotrasportatori. Non bastano?
«Se fossi un camionista mi fiderei di tutti tranne che di Salvini»
Intanto voi vi state dividendo su quando fare le primarie. Lei che calendario ha in mente?
«Prima si riunisca il tavolo programmatico, mi pare che lo spazio per fare un accordo ci sia, poi pensiamo alle primarie»
Ci sarà anche un candidato dell'area riformista?
«Vediamo se le primarie saranno a un turno oppure a due turni. Ma l'ultima cosa che i leader del centrosinistra devono fare, lo dico con il massimo rispetto, è infilarsi in una discussione infinita sulla nostre faccenduole. C'è un Paese che ci sta chiamando a un surplus di responsabilità e serietà ed è nostro dovere rispondere. L'importante ora è smascherare il giochino della premier che fa come l'avvocato della celebre gag di Gigi Proietti: i problemi sono sempre colpa nostra e le soluzioni sono solo merito suo».