Riforma 0-6

Alla base della riforma 0-6 c’è l’idea che ogni bambino ha diritto ad accedere al sistema educativo fin dalla nascita indipendentemente dalle condizioni sociali e territoriali in cui si trova. Asilo nido e scuola dell’infanzia non possono più essere considerati “parcheggi” riservati a chi può permettersi di pagare, ma luoghi di crescita e formativi per tutti i bambini.

La riforma dell’istruzione da 0 a 6 anni, salutata dal ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli come un provvedimento di “grande qualità”, è stata approvata il 7 aprile dal Consiglio dei Ministri. Si tratta di uno degli 8 decreti attuativi della legge 107/2015 nota come “Buona Scuola” e permette di realizzare un piano pluriennale di potenziamento dei servizi, abbassamento dei costi e superamento delle disuguaglianze sociali e territoriali.

Nella logica del superamento della concezione assistenziale di un servizio a domanda individuale, la riforma 0-6 degli asili nido e della scuola materna rappresenta a tutti gli effetti il primo e decisivo passo, per ogni bambino, all’interno dell’istruzione.

ASILI NIDO E SCUOLA DELL’INFANZIA: COME CAMBIANO

Innanzitutto, va detto che se fino a oggi asili nido e scuole materne rientravano nella categoria “welfare”, con la riforma 0-6 essi passano all’interno dell’effettivo percorso scolastico.

CHI PUO’ INSEGNARE

Proprio per questo è previsto che il personale impiegato risulti altamente qualificato. Per chi vuole insegnare negli asili nido e nella scuola dell’infanzia è stato così introdotto l’obbligo della laurea.
Nello specifico: per lavorare nei nidi sia pubblici che privati è necessaria la laurea triennale nella classe L-19 (Scienze dell’Educazione), unico titolo con il quale si diventa educatori socio-pedagogici. Per la scuola dell’infanzia invece è richiesta la laurea quinquennale in Scienze della Formazione.

I FONDI STANZIATI

Gli stanziamenti messi in campo dalla riforma della Buona Scuola ammontano ad un totale di oltre 600 milioni di euro distribuiti nel triennio 2017-2019. Il 2 novembre 2017 è stata firmata l’intesa per la presentazione del “Piano pluriennale di azione nazionale per la promozione del Sistema integrato di educazione e di istruzione per le bambine e per i bambini in età compresa dalla nascita sino ai 6 anni”.

Si tratta di risorse specifiche per il potenziamento dei servizi offerti alle famiglie e l’abbassamento dei costi sostenuti dai genitori. Il Piano prevede l’assegnazione alle Regioni di 209 milioni di euro all’anno per tre anni che vengono erogati dal Miur direttamente ai Comuni beneficiari, in forma singola o associata.

COSA VIENE FINANZIATO

Il Piano, di durata triennale, finanzierà interventi in materia di edilizia scolastica, sia con nuove costruzioni che con azioni di ristrutturazione, restauro, riqualificazione, messa in sicurezza e risparmio energetico di stabili di proprietà delle amministrazioni locali. Le risorse sosterranno anche parte delle spese di gestione per l’istruzione 0-6 anni, con lo scopo di incrementare i servizi offerti alle famiglie nonché di ridurre i costi che devono sostenere.

POLI PER L’INFANZIA: COSA SONO

Il decreto attuativo della legge 107 approvato ad aprile prevede, inoltre, la costituzione di Poli per l’infanzia per bambine e bambini di età fino a 6 anni, anche aggregati a scuole primarie e istituti comprensivi, che serviranno a potenziare la ricettività dei servizi e sostenere la continuità del percorso educativo e scolastico. A questo scopo, per il triennio 2018-2020 le Regioni potranno utilizzare 150 milioni di risorse Inail. Il modello di realizzazione di queste strutture è quello proposto per la costruzione delle #scuoleinnovative: i progetti saranno selezionati nell’ambito di un concorso per idee.

SISTEMA 0-6: GLI OBBIETTIVI

Con il sistema 0-6 il governo Renzi ha voluto fissare degli obbiettivi molti precisi e tutti chiaramente indicati nel testo del decreto. Dal progressivo consolidamento, ampliamento e accessibilità dei servizi educativi per l’infanzia, alla graduale diffusione dei servizi educativi per l’infanzia con l’obiettivo tendenziale di giungere al 75% nei Comuni fino al raggiungimento di almeno il 33% di copertura della popolazione sotto i tre anni di età a livello nazionale. Garantire più servizi e di qualità ai neo genitori rappresenta infatti uno dei principali strumenti per favorire la crescita della natalità che in Italia, purtroppo, risulta a oggi tra le più basse d’Europa.