Enews 1081 mercoledì 7 gennaio 2026

BUON ANNO e bentornati a tutti.
Spero che abbiate passato un periodo rigenerante e felice.

• La strage di Crans Montana ci ha lasciato senza parole e pieni di domande. Penso sia normale anche alla luce del fatto che una strage di ragazzi è ancora più dolorosa da capire o accettare. Io ho preferito non scrivere niente sui social ma limitarmi al meditare nel mio cuore su come stiano vivendo queste ore soprattutto i genitori delle vittime o anche i genitori dei feriti. Pensare che all’improvviso qualcosa porti via i tuoi figli mentre si divertono, ballano, fanno festa mi ha fatto riflettere su quanto troppo spesso dimentichiamo la felicità delle piccole cose. E la gratitudine della quotidianità. L’abbraccio più solidale e commosso alle famiglie, ai compagni di scuola, agli amici. E tanto senso di ingiustizia e di mistero per questo dolore assurdo e contronatura.

• Per il decennale del referendum Sette, il Magazine del Corriere della Sera, mi ha fatto un’intervista che trovate qui. Leggo volentieri i vostri commenti: [email protected]

• Vacanze di Natale, tempo di cinema. Tra i film che ho visto, menzione particolare per La Grazia di Sorrentino. Sono un fan del regista napoletano, a prescindere, ma questa pellicola ci costringe a fare i conti con la politica e il suo rapporto con l’amore, con la verità, con il diritto, con la solitudine, con l’umanità. Ne ho parlato in quest’articolo pubblicato da Il Mattino.

• A livello di politica internazionale, il mondo è sempre più ingarbugliato come stiamo vedendo anche in queste ore. Trump rilancia sulla Groenlandia. Lo fa per provocare gli europei, certo. Anche perché ha bisogno di diversivi e di distrarre l’opinione pubblica dai suoi veri problemi che sono i file Epstein per la base che ama Trump e l’inflazione per tutti gli americani. Ma è ovvio che l’America non può attaccare un Paese della Nato, dai. A Trump basta dirlo per creare il caos, distogliere l’attenzione dei media dai veri problemi, costringere l’Europa a inseguire. Io credo negli Stati Uniti d’Europa e dico che mi piacerebbe una base militare unitaria dell’Europa in Groenlandia, come risposta alle strampalate dichiarazioni della Casa Bianca. L’Europa reagisca lavorando meglio insieme, facendo l’esercito comune, impostando una strategia unitaria sulle materie rare e l’energia. Trump capisce solo il linguaggio della forza: l’unica cosa da non fare è mostrarsi spaventati o deboli.

• Quanto al Venezuela, ne ho parlato su La Stampa (qui).

• Ho ricevuto molti commenti, di vario segno, per la mia partecipazione a In Onda (qui il link YT): ho infatti duramente criticato chi arriva a paragonare gli Stati Uniti al Venezuela e mettere sullo stesso piano Trump e Maduro. Come se gli USA fossero diventati una dittatura.
Io credo negli Stati Uniti d’Europa, sogno che i democratici americani tornino ai tempi di Kennedy, Clinton o Obama, spero che le elezioni di Midterm a novembre aiutino a frenare l’irruenza della Casa Bianca. Ma non arriverò mai a paragonare il Presidente americano a un dittatore che ha portato il suo Paese nella povertà assoluta pur avendo petrolio in abbondanza, che ha ucciso e deportato gli oppositori, che ha denutrito due terzi della sua popolazione.
Trump va criticato perché mette i dazi, non perché toglie Maduro.
Trump va criticato perché prende in giro l’Europa, non perché mette nel mirino l’Iran.
Trump va criticato perché indebolisce il multilateralismo, non perché caccia un dittatore.
E chi scopre solo ora il diritto internazionale dovrebbe ricordare che Maduro, come gli ayatollah iraniani, ha letteralmente disintegrato il diritto interno e internazionale in questi anni. Chiedetelo agli otto milioni di venezuelani che sono scappati se abbia senso il dibattito sul diritto internazionale per loro. Chiedetelo ai venti milioni di venezuelani che stanno sotto la soglia di povertà se la loro preoccupazione è il cibo o un manuale di diritto internazionale.
Trovo che ci sia una parte della sinistra che non coglie la fase politica che stiamo vivendo. Si costruisce un’alternativa alla Meloni con un’agenda basata su tasse e sicurezza, non con l’agenda Maduro o le manifestazioni della CGIL per i venezuelani. La sinistra deve ritrovarsi sulla quotidianità della vita degli italiani, non sui sentimenti antiamericani o anti Israele. Parliamo di tasse e sicurezza, non della Flotilla o di Maduro. È su questo che il centrosinistra prenderà la maggioranza degli italiani. Dobbiamo vincere nelle periferie italiane, non sulle ideologie venezuelane o iraniane.

Per questo ho insistito e sto insistendo:
• Sul Governo Meloni che anziché carbone con la Befana ha portato tasse.


• Sui problemi legati alla sicurezza su cui intervengo domani in Aula interrogando il ministro Piantedosi.

• Sulle questioni legate alla produttività. Ciò che Adolfo Urso sta facendo su Industria 4.0/Transizione 5.0 è incredibile e regala al prode Ministro dello sviluppo la medaglia d’oro del ministro più incapace (bella gara, comunque). Il mio governo aveva fatto norme semplici con Guidi, Calenda, Nannicini: perché Giorgia Meloni semplicemente non copia?
Se stiamo su tasse e sicurezza, con le nostre proposte, vinciamo noi.
Se appaltiamo la costruzione dell’alternativa alla CGIL e a Potere al Popolo, siamo finiti.

 

Un sorriso,
Matteo