Enews 1130 venerdì 23 ottobre 2026

Buon fine settimana!

Dopo anni di propaganda a reti unificate ormai è chiaro che il Paese sta peggio di quattro anni fa. Fino a ieri la destra diceva “Grazie a Meloni stiamo meglio di prima”. Oggi la destra dice “Non è colpa di Meloni se stiamo peggio”. Questo è un cambiamento molto interessante nella narrazione del Governo: ormai nessuno ha dubbi sul fatto che la situazione è peggiorata per il costo della vita, le bollette, il carrello della spesa, la povertà, la pressione fiscale.

Due anni fa lanciammo questo volantino organizzando manifestazioni davanti ai supermercati: in tanti ci presero in giro dicendo che stavamo sbagliando la nostra comunicazione. Ora “Giorgia, quanto ci costi” è uno slogan che viene ripreso anche da altri. Meglio tardi che mai. Ma attenzione: non basta criticare chi governa, servono le idee alternative. Nel libro “Quando c’era lei” (lo trovate qui) abbiamo lanciato alcune idee: la quattordicesima per insegnanti, infermieri e agenti; lo stop agli anticipi delle partite IVA; le misure per lottare contro la povertà e riportare talenti e capitali in Italia; le misure sul territorio e la cultura. Di idee ne abbiamo fin troppe: mi si può dir tutto tranne che non facciamo proposte.

 

E noi continueremo a farle perché se vogliamo consegnare al passato l’esperienza di questa destra serve una critica serrata all’esecutivo ma anche proposte concrete per il futuro. Ecco perché ho scritto questo libro, ecco il senso delle proposte della Leopolda ed ecco perché nei prossimi mesi torneremo molto sul tema della quotidianità della vita. Su questo si vincono o si perdono le elezioni. La domanda, incessante e ripetitiva che dovremo fare, è quella più semplice: dopo cinque anni di Governo Meloni state meglio o peggio di prima?

Sul resto:

a) sulla sicurezza. Vanno usate parole nette di condanna contro la violenza. E al tempo stesso va rifiutato il giochino di dare la colpa sempre all’opposizione: se l’ordine pubblico non funziona, la colpa è di chi governa. Ho fatto un’intervista a Repubblica in cui ho chiesto senza troppa retorica: ma voi vi sentite al sicuro con un ministro come Piantedosi? Io ad esempio mi sentirei molto più al sicuro se al Viminale ci fosse De Luca anziché Piantedosi. No? [email protected]

 

 

b) Sulla situazione internazionale. Inizia un anno tostissimo di elezioni molto importanti. Solo nel prossimo mese: Israele adesso, Stati Uniti midterm il 3 novembre, Spagna a fine mese. E poi Francia, Italia, Polonia, Grecia: l’Europa si gioca il futuro. Nel frattempo si parla poco o male del Debito che è il vero problema in Italia, certo, ma soprattutto in Francia e in prospettiva – diciamolo sottovoce ma diciamolo – negli Stati Uniti. Ne riparleremo presto, temo…

c) Sulla comunicazione. Mi colpisce come funziona il mondo della comunicazione. Ieri Calenda ha detto nell’ennesima intervista che lui fece una telefonata con me a Putin sulle interferenze russe, il referendum e la libertà di stampa. La telefonata ci fu, effettuata fisicamente dalla mia casa di Pontassieve. Solo che Calenda non c’era e non credo che abbia mai messo piede a Pontassieve. Ma lui ha raccontato per anni quella telefonata come se fosse vera. Ieri abbiamo elegantemente fatto notare che inventare fatti mai esistiti per accrescere l’opinione di sé ha un nome in letteratura: si chiama mitomania. Nelle agenzie la notizia è diventata “Scontro tra Calenda e Renzi”. Nessuno scontro, solo il tentativo di combattere la mitomania. Lo scrivo qui oggi per spiegare a tanti amici che questa dinamica è esattamente la stessa, precisa precisa, della rottura del terzo polo. Calenda inventava fatti mai esistiti, noi gli rispondevamo con la verità, i media scrivevano “Scontro tra Calenda e Renzi”. Io non ho niente contro Calenda (l’ho pure fatto Ministro!) e gli auguro tutto il bene del mondo, ma l’unico scontro è tra Calenda e la realtà. Ed è uno scontro che ogni giorno produce danni per gli amici che ancora vogliono votare Azione. Amici cui mando comunque un abbraccio affettuoso.

Un sorriso,
Matteo

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